Appunti di un venditore di donne

ELISEO Entertainment CINEMA appunti di un venditore di donne 2020
Regia: Fabio Resinaro
Prodotto da: Eliseo Multimedia, Rai cinema
Di: Un film scritto e diretto da Fabio Resinaro
Con: Mario Sgueglia, Miriam Dalmazio, Libero De Rienzo, Paolo Rossi, Francesco Montanari e Antonio Gerardi. Con Claudio Bigagli e con la partecipazione di Michele Placido
2021

È il 1978. Nella Milano da bere, dove Vallanzasca comanda la mala, la situazione sociale e politica è drammatica. Sullo sfondo spiccano gli eventi funesti di quegli anni, i giorni bui del rapimento dell’onorevole Aldo Moro, la criminalità organizzata, i servizi segreti, le Brigate Rosse. Il clima generale è quello di un impero che non vuole fare i conti con la realtà. Il mondo della luce sembra ignorare quel che succede la notte. Ma la storia insegna che le due sfere sono permeabili e penetrabili e quando questo accade, gli eventi sono quasi sempre devastanti.
È mattina, sono le sei. Bravo e Daytona escono dall’Ascot Club. Bravo, interpretato da Mario Sgueglia, vive la sua vita tra locali di lusso, discoteche e bische clandestine in compagnia dell’amico Daytona, interpretato da Paolo Rossi. Bravo si definisce un imprenditore. Il suo settore sono le donne. Sì, perché lui le vende. Ma la vita di un venditore di donne non è facile. E l’arrivo di Carla, interpretata da Miriam Dalmazio, risveglia in lui sensazioni sopite da tempo.
Una serata fuori da una bisca cambia tutto. Le identità si confondono, i ruoli anche. Gli amici diventano nemici, i nemici alleati. Padri, figli, compagni, amanti; i rapporti si polverizzano come le sostanze stupefacenti sui tavoli dell’Ascot. E i sentimenti tornano a minacciare la fredda routine del professionista scettico. L’incontro dei due mondi si frammenta in tante piccole deflagrazioni consequenziali travolgendo cabine telefoniche, pacchetti di sigarette, banconote, poliziotti, prostitute, criminali. Una raffica di mitra, la fuga, l’inseguimento e un destino segnato da un mantra che riecheggia ripetutamente ‘Solo gli stupidi e gli innocenti non hanno un alibi’. Non si tratta però dell’inizio di una nuova vita. È l’inizio della fine.

Tratto dal bestseller di Giorgio Faletti pubblicato in Italia nel 2010. Edito nel 2021 da La nave di Teseo


NOTE DI REGIA

È stata un’opportunità e un onore poter adattare Appunti di un venditore di Donne dall’omonimo romanzo di Giorgio Faletti. Il libro costruiva una trama molto intricata, un congegno narrativo sofisticato dalla struttura, già di per sé, molto cinematografica. Il compito che mi sono assunto è stato quello di interpretare le atmosfere, attraverso una chiave che tenesse conto dell’immaginario a cui l’opera fa chiaramente riferimento, ovvero tutta la cinematografia degli anni ‘70, in cui Milano era una grande protagonista. Con questo spirito, ho cercato di calarmi nei panni degli autori di quel decennio, chiedendomi come avrebbero raccontato questa storia, avendo però a disposizione le tecniche attuali.
Dal punto di vista del linguaggio filmico non è, quindi, una “via di mezzo” tra lo stile tipico di quegli anni e il moderno. Ho voluto evitare anche la riproposizione “vintage”, puntando invece alla reinterpretazione delle ambientazioni del passato, attraverso uno sguardo più moderno. Il mio obbiettivo era quello di portare il mio narratore “indietro nel tempo”. In questa operazione, la sfida più grande erano gli ambienti. Perché, purtroppo, Milano è cambiata moltissimo da quegli anni ma io, testardamente, ho deciso che era necessario muovere le camere senza porci limiti fisici, tipici di chi si accinge a ricostruire visivamente un racconto “d’epoca”. Ho incoraggiato tutti ad operare come se ci trovassimo a girare davvero, fisicamente, nel 1979; consapevole che questa modalità avrebbe comportato un grande lavoro di post-produzione, per la ricostruzione dei fondi di una ormai modernissima Città. L’auspicio è che anche lo spettatore possa vivere questa sensazione di spostamento temporale e possa reimmergersi in quel clima di fine anni 70. All’interno di questa ricostruzione storica si muovono numerosi personaggi e un protagonista, che già dalle pagine del romanzo di Faletti, risultava enigmatico e misteriosamente complicato. Un protagonista al quale si aggancia saldamente il punto di vista del racconto e che, benché la storia ci offra, almeno in partenza, molte poche informazioni sul suo passato, doveva necessariamente ottenere la fiducia dello spettatore. In questo senso, con Mario Sgueglia e con il resto del poderoso cast che ho avuto a disposizione, abbiamo lavorato alla ricerca di una sensazione di “verità” all’interno di una messa in scena che diventa, come le ambientazioni, stilizzata solo a tratti, solo in alcuni momenti più narrativi e cinematografici. Nel tentativo di creare una dinamica organica, tra plausibile e sospensione dell’incredulità. Alla ricerca di quella sorta di “realismo-epico” che mi appassiona da sempre.

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