CUPIDO – The trouble maker

PROGETTO IN SVILUPPO

Nell’Olimpo, c’è un gran trambusto. Cupido, il fanciullo armato di arco e frecce del desiderio, ha davvero esagerato. Ha fatto innamorare i semidei virili di qualche fauno irriverente, le gazzelle dei cinghiali setosi, le ninfette vivaci degli affaticati alberi secolari o le ancelle più sensuali dei giganti di pietra asessuati. Si è divertito Cupido, ha voluto inventare delle variazioni sul tema dell’amore ma è arrivata la resa dei conti e la madre, Venere, non riesce più a difenderlo. Zeus è infuriato, la sua sentenza sembra definitiva. Il fanciullo ribelle dovrà restituire arco e frecce, verrà destituito dal potere dell’amore che passerà nelle mani di Beroe, anche lei figlia di Venere e di quel vanesio di Adone che, da sempre, trama perché la figlia abbia finalmente il posto che merita nell’Olimpo. Cupido inveisce, non ritiene giusta quella punizione. Metà dell’Olimpo si è divertito grazie alle sue frecce. Ricorda di quando Vulcano, ormai spompato, ha chiesto un aiutino lavico, di quella volta in cui Bacco e Apollo si facevano trafiggere lontani da occhi indiscreti e poi del Minotauro che, senza di lui, si sarebbe dovuta accontentare di qualche mucca pezzata. E anche Zeus….sta per aggiungere Cupido… che viene subito fulminato nel silenzio e nell’imbarazzo generale. Ma Cupido, nel cuore della madre, ha un posto speciale. Venere riesce così a far breccia nella rabbia di Zeus e rendere meno nefasto il destino del figlio scapestrato. Cupido, nelle sue sembianze da bambino, dovrà comunque espiare una pena. Ricomincerà dalla Terra, dal gradino più basso dell’esercizio delle funzioni divine, ispirando l’amore degli uomini, guidando i loro desideri, i loro istinti e persino i loro sogni. Potrà guidare i comportamenti degli esseri umani ma non condizionarne tutte le scelte. E, soprattutto, avrà un arco da apprendista. Quello con le frecce a tempo determinato. Sette ore e gli effetti svaniranno. Quando e se Cupido avrà diffuso abbastanza Amore, la sua permanenza sulla Terra sarà giudicata dai saggi dell’Olimpo con a capo Zeus che non ha la benché minima speranza sulla riuscita della missione. Dà un ultimatum anche a Venere: se il figlio fallirà, verrà inviato nell’Ade come valletto di Persefone che soffre di solitudine. Il padre di tutti gli dei fa roteare a velocità vertiginosa un grande mappamondo e lo ferma su un punto a caso. Che guaio per il povero Cupido. La meta sarà Roma, la città più monoteista del mondo, la capitale più negazionista delle divinità plurime.

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